Carbone vegetale: attenzione quando presente negli alimenti

 

Carbone vegetale: attenzione quando presente negli alimenti

Le proprietà del carbone vegetale nel ridurre flatulenza e gonfiore intestinale sono note da tempo. Usato tradizionalmente come antidoto grazie alle sue capacità ad-sorbenti, è commercializzato come integratore con una posologia di 1-2 g al giorno. La legislazione europea lo considera un additivo (E153) che può essere aggiunto a molti alimenti – ma non a tutti come vedremo – con finalità di colorante. Come ingrediente funzionale e se si vuole vantarne il contributo alla riduzione dei vari disturbi post-prandiali legati alla sensazione di gonfiore, deve essere presente nell’alimento in una quantità pari a 1 g per porzione (con l’informazione che “l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1 g subito dopo il pasto”).
Il recente e molto diffuso utilizzo del carbone in prodotti da forno, dove per un chilogrammo di farina l’aggiunta consigliata è pari 5-10 g, ha tuttavia fatto sorgere non poche perplessità. Le prime di natura normativa, tanto che il Ministero della Salute ha pubblicato una nota per chiarirne l’uso negli alimenti e in particolare nel pane, dove può essere aggiunto solo come colorante, quindi in quantità tali da non conferire al prodotto le proprietà salutistiche spesso vantate (inoltre il prodotto che ne deriva non si potrà più chiamare “pane”); le seconde di sicurezza alimentare, sia in riferimento alla quantità sia alla qualità della materia prima assunta. L’uso a dosi che assicurerebbero gli effetti salutistici, in alimenti comuni, pone dei dubbi soprattutto per le interazioni che il carbone può avere, per esempio, nei confronti di alcuni farmaci dei quali può limitare l’assorbimento.
Inoltre, essendo il carbone vegetale ottenuto per attivazione a vapore di materie prime di origine vegetale carbonizzate, può essere contaminato da sostanze nocive non desiderabili. Nel 2012 Efsa ha però emesso un’opinione sulla sicurezza d’uso di questo composto basandosi anche sulla tradizione d’utilizzo come sostanza medicinale e sul fatto che, essendo un composto inerte, non viene assorbito dal tratto intestinale dopo ingestione: la valutazione, che si riferisce al consumo di quantità limitate (da colorante appunto), ha concluso che il consumo è sicuro, a patto che la materia prima contenga meno di 1.0 µg/kg di residui di benzopirene, un idrocarburo policiclico aromatico cancerogeno che può ritrovarsi nel carbone vegetale in funzione della provenienza, che quindi deve essere controllata.
Fonti: Scientific Opinion on the re-evaluation of vegetable carbon (E 153) as a food additive. EFSA Journal 2012;10(4):2592